Angelica I 2001 serpentino-gneis Bagnante 2001 serpentino Fontana Ambica, 2006 pietre della Vallemaggia Angelica 2  serpentino - gneis  2009 Neve 2007 serpentino Raggio di sole 1998 serpentino La danza delle stagioni (particolare) Bambini, tra curiosità e timore Natività

Eventi

La “Natività”: Il progetto

Sentendo il bisogno di fare un “ulteriore balzo verso l’alto” mi sono immerso in questo particolare progetto in quanto la “Natività” può essere considerata la rappresentazione della più elevata forma spirituale della vita e scolpendo le varie figure, mi immedesimo nei vari personaggi lasciandomi trasportare in una forma di meditazione.
Il lavoro, iniziato nell’autunno del 1999 è continuato ininterrottamente fino al dicembre del 2000.                                                                                                                                                              
L’idea era quella di continuare negli anni aggiungendo dei pezzi spontaneamente fino ad esaurimento di stimoli o di creatività nell’arricchimento del gruppo con nuove figure e può essere considerato un lavoro ed una ricerca delle forme infinita.
Alla prima esposizione, nel dicembre del 2000 nella chiesetta del Santo Crocifisso a Minusio, ho presentato 9 figure. Con il passare degli anni, a ritmi diversi, ne ho create e aggiunte altre.
Con questa installazione della Natività, ho voluto avvicinare il pubblico rendendolo partecipe a questo straordinario evento e non solo presentando un insieme da guardare passivamente da fuori. Infatti il visitatore, dopo una visione globale, potrà inoltrarsi in mezzo ai personaggi seguendo un proprio cammino personale ed istintivo, sostare in un attimo di riflessione e lasciarsi trasportare dalle emozioni immedesimandosi figura e parte attiva di essa fino ad arrivare al Centro del Tema.
Questa esposizione storico/religiosa, che a dipendenza del luogo e dell’ambiente circostante sarà sempre diversa è stata concepita anche per un visitatore non necessariamente Cristiano, il quale potrà gustarsi i singoli pezzi come ad una normale esposizione di sculture.

Presentazione della Natività di Dario Bianchi alla Libreria Locarnese, dicembre 2002

Quali sono le motivazioni che hanno spinto Fausto Pozzi a dedicarsi per un periodo non indifferente di tempo, circa 17 mesi del suo lavoro, alla realizzazione e messa a punto di una Natività composta da ben 12 distinte sculture ?
Io penso che al di là del fatto di commisurarsi con la vasta tradizione iconografica relativa al tema della natività del Salvatore per cercare di attualizzarlo attraverso un linguaggio che gli è congeniale, Pozzi abbia sentito il bisogno di confrontarsi con il mistero della nascita per altre ragioni le quali, presuppongo, toccano più da vicino le zone più intime di ciascun individuo che sappia interrogarsi sul senso ultimo, profondo del nostro stare al mondo.
L’insieme scultoreo in pietra della Val Rovana (appartiene alla famiglia del serpentino ed ha le stesse qualità della pietra ollare pur essendo più dura e resistente perché in essa vi è contenuta una certa quantità di ferro) cercata,raccolta, sbozzata, scolpita e levigata con assoluta devozione, perizia esecutiva ma soprattutto sensibilità dislocato all’interno del pregevole cortile portato alla luce dai recenti restauri assume a parer mio i connotati di un’autentica ma nel contempo atipica impresa in un contesto, quello artistico dominato viepiù dalla facile mercificazione.
Dicevo 12 figure anche se una di queste, l’ultima uscita in ordine di tempo dall’atelier dell’artista, il delicato putto è esposto in vetrina quasi ad accogliere i passanti distratti o stressati dall’obbligo del regalo ad indicar loro la via verso la luce; un segno forte, un indicatore di speranza nel contesto di questo periodo di avvento sempre più anonimo.
Accostandoci alle figure ritroviamo i personaggi che da sempre caratterizzano il tema; presenze le quali per i loro gesti, le loro posture ed espressioni vogliono simboleggiare tutta quanta l’umanità, dall’umile al colto passando per i prediletti bambini.
Fanciulli che animano il curioso ed originale insieme di figure; il gruppo dei Bambini timorosi ma nel contempo curiosi e desiderosi di avvicinarsi al neonato, i quali per vincere la loro ritrosità si riparano dietro il più piccolo da loro letteralmente sospinto in avanti. Pozzi in questo frangente dimostra tutta quanta la sua abilità nel rendere con maestria l’affanno, l’agitazione e la reazione psicologica dei singoli.
La sacra famiglia costituisce indubbiamente il fulcro, il punto gravitazionale dove convergono le altre figure; la Madonna parzialmente coricata con tra le braccia il Gesù Bambino e la figura solida, rassicurante di San Giuseppe formano un insieme di grande maestosità e serenità qualità queste rese visibilmente dall’insistito ed avvolgente drappeggio largo, dalla linea sinuosa che elimina qualsiasi angolazione o spigolo. Questo senso dei volumi in lievitazione e la rotondità delle superfici, per la loro stessa applicazione, sono le cifre stilistiche che meglio caratterizzano il fare assolutamente personale dello scultore.
Lo sguardo poi si rivolge ai tre saggi venuti dall’oriente, i tre Magi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre) dalle fattezze decisamente orientaleggianti. Volti che riflettono un equilibrio una tranquillità interiore culminante nell’incontro con la verità incarnata nel bambinello. E chissà che lo scultore non sarà tentato prossimamente di dar forma anche al leggendario quarto saggio nella figura di Taor principe della città indiana di Magalore, che dovendo compiere un tragitto più lungo mancò l’appuntamento a Betlemme? (per un riscontro bibliografico, visto che siamo pur sempre in libreria, vi rimando all’accattivante racconto dello scrittore francese Michel Tournier intitolato “Gaspar, Melchior E Balthazar”, tradotto in italiano da Garzanti).
E poi la portatrice d’acqua, la portatrice di pane ed evidentemente la rappresentanza del mondo animale, il pastore con le pecore ed infine rialzato e decentrato rispetto agli altri personaggi, l’Angelo tecnicamente reso in modo diverso più grezzo, meno levigato e parzialmente lucidato quasi a rendere l’impalpabilità, la natura spirituale, irreale ed evanescente tipica degli abitanti della sfera celeste.
Ora i presenti, e questo è ciò che desidera l’autore, sono invitati a circolare, a muoversi tra i piedestalli che elevano le figure suddette, non come semplici spettatori passivi che guardano dal di fuori ma da protagonisti, parti integranti e testimoni di una nascita che ha cambiato i destini dell’uomo.
Natività che si ammira anche dall’interno della libreria attraverso le finestre le quali concorrono con un pausato di grande efficacia a ritmare la scena da 5 punti di vista diversi dandole respiro, movimento e solennità.
In questo modo lo spazio, l’architettura di una tra le più suggestive case della Piazza Grande si trasforma in luogo di accoglienza ideale, degna della pregevole Natività creata da Fausto Pozzi, artista-scultore di cui sentiremo ancora parlare.
Dario Bianchi, dicembre 2002

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